La retorica astratta di un partito in cerca d’autore

È partita la campagna per il tesseramento per il 2010: sotto lo slogan “Democratici per costituzione” hanno fatto la loro comparsa per le strade delle città italiane i nuovi manifesti del Partito Democratico.

Lavoro, salute, istruzione, ambiente e pari opportunità sono i temi al centro della campagna.

Ciascuno viene sviluppato con un claim che riecheggia i corrispondenti articoli della Costituzione (vedi slide in fondo all’articolo).

“Il Partito Democratico è fondato sul lavoro”, si può leggere su uno dei cartelloni, con una frase che fa chiaramente riferimento all’articolo uno.

La campagna porta felicemente a compimento l’obiettivo dichiarato di fare del Pd, “il partito della Costituzione e della nuova unità nazionale”, come dichiara il segretario Bersani sulla pagina internet dedicata al tesseramento.

Le allusioni agli articoli creano infatti una chiara associazione fra il Pd e il testo costituzionale.

Tuttavia la campagna rispecchia in maniera piuttosto evidente la difficoltà comunicativa che contraddistingue il Pd, sempre legato a temi astratti, a parole-simbolo, e dunque poco efficace.

Affinché un messaggio sia ricordato e ottenga effetti di persuasione, infatti, ci ricorda Perelman nel suo Trattato dell’Argomentazione, «è indispensabile la specificazione, perché gli schemi astratti non agiscono sull’immaginazione».

Per ottenere effetti persuasivi è necessario dunque usare, ogni volta che sia possibile, il termine concreto al posto di quello astratto.

Lavoro, sanità, istruzione, sono ormai parole “vuote” perché prive di un significato concreto: si trovano a un livello talmente astratto del discorso che sono difficili da visualizzare.

È quindi arduo costruire il consenso intorno a proposte che danno l’impressione di essere retoriche, inconsistenti, effimere.

Per creare un rapporto di fiducia in un contesto de-ideologizzato è invece necessario scendere nel concreto, rispondere alla domanda “cosa significa tutelare il lavoro oggi?”.

Significa rispondere allo slogan di protesta agitato da un gruppo di giovani durante il concerto del primo maggio: “L’Italia è una Repubblica fondata sullo stage”.

Parlare genericamente di lavoro non risponde infatti, solo per fare un esempio, alla richiesta di diritti avanzata dai “giovani” (se si possono chiamare giovani dei padri di famiglia di quarant’anni) con contratti di collaborazione a progetto.

Non risponde alle necessità di un target tradizionalmente di centrosinistra per il quale tuttavia il Pd (e i sindacati) non offrono nulla salvo una vuota retorica dei diritti.

È necessario dunque tornare a parlare concretamente della quotidianità dei cittadini, in particolare delle fasce più deboli, che si estendono oggi ben oltre la classe operaia per abbracciare in pieno i ceti medi.

È una delle sfide che il Pd si trova ad affrontare, fra le più cruciali perché investe la dimensione del consenso e dunque va al cuore della sfida politica in un contesto democratico.

Guarda tutti i manifesti nella slide
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