Smettere di fumare, andare a votare e altre meraviglie della parola

Dal mio blog su Linkiesta

Smettere di fumare è una delle cose più difficili al mondo, si sa. Chi ci prova sperimenta una sofferenza indicibile, ricorre agli stratagemmi più impensabili e poi – spesso – ricade nel vizio.

C’è un’eccezione, però, chi smette avendo letto il noto libro (per chi non lo conosce il titolo è Smettere di fumare è facile se sai come farlo) abbandona il fumo con felicità e, nella maggior parte dei casi, per sempre.

Come è possibile che un libro, cioè una semplice successione di lettere e parole sia più potente di cerotti alla nicotina, sedute di agopuntura e terapie di ogni sorta?

La risposta è semplice: le parole hanno un potere enorme. Che spesso viene sottovalutato. Parliamo come ci viene, senza pensarci troppo, l’importante è “il contenuto”, pensiamo.

Sottovalutiamo completamente l’utilità di alcuni strumenti linguistici che possono aiutarci a esprimere il nostro pensiero in modo da essere più facilmente persuasivi.

Invece riflettere sull’uso delle parole e sul modo per scegliere quelle che possono aiutarci a vivere meglio con gli altri è di fondamentale importanza.

In altri termini, se con le parole si può far smettere le persone di fumare, sarà ben possibile convincere i nostri figli a tenere la stanza in ordine, nostro marito ad aiutarci nei lavori domestici o i nostri amici ad andare a votare. Tutto sta nella scelta delle parole giuste. Facile, no?

P.S. di recente ho pubblicato un libro sull’efficacia della comunicazione in politica (Le parole sono importanti, Carocci editore), se sei interessato a saperne di più vai qui.



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