Nota metodologica per comunicatori

Per una fortunata coincidenza mi sono capitate sotto gli occhi queste righe, tratte dall’ultimo libro di Jacques Séguéla, pubblicitario francese di successo, celebre per aver curato la campagna elettorale che portò Mitterand all’Eliseo nel 1981. Ecco cosa scrive:

«Un comunicatore (…) deve guardarsi bene dal fare politica. Ogni eccesso di militanza lo rovinerà. Il suo interlocutore si aspetta da lui non la voce del consenso, ma quella dello scetticismo, dell’opposizione, in una parola dell’empatia nel senso psicologico del termine, vale a dire una totale neutralità di ascolto e di analisi.

La sua forza sta nella sua professionalità, non deve mai lasciare che si tinga di favoritismo. Non è un gioco facile: il potere rende ciechi e la corte gli fa la corte. Al comunicatore spetta fare il suo mestiere, che non sta nel lusingare, ma nel rivelare le debolezze, se non addirittura gli errori del suo candidato. Non è il ruolo più bello».

Mi sembrano parole da tenere a mente.



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2 Commenti su “Nota metodologica per comunicatori”

  1. “lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque quando con vece assidua cadde risorse e giacque, di mille voci al sonito mista la sua non ha. vergin di servo encomio e di codardo oltraggio sorge or commossa al subito sparir di tanto raggio e scioglie all’urna un cantico che forse non morrà”: questa faccenda del mestiere del comunicatore l’aveva intuita qualcun altro, qualche anno prima 😛 😀

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