Per Silvio più dei sexgate potrà la monnezza

da Il Riformista, 4 novembre 2010

Le vicende di Ruby aggiungono un nuovo capitolo alla saga degli scandali sessuali che vedono coinvolto Silvio Berlusconi. Chi conti nella capacità della storia di incidere negativamente sui consensi del presidente del consiglio dovrà tuttavia prepararsi a una delusione.

I primi sondaggi mostrano, infatti, una sostanziale tenuta della popolarità per il principale partito della maggioranza, marcando una tendenza che, con ogni probabilità, è destinata a consolidarsi.

Non è una novità per chi si occupa di comunicazione politica: che gli scandali sessuali non influenzino gli uomini politici in termini di voti è ormai sostanzialmente assodato.

Un indizio molto forte lo aveva fornito la vicenda Clinton-Lewinsky. Tuttavia in quel caso a confermarla erano stati solo i sondaggi sul clima di opinione che, per quanto accurati, sono tuttavia condotti su un campione limitato.

La conferma definitiva arriva con il Noemigate: per un mese giornali e televisioni si concentrano sulla vita privata di Berlusconi, insinuando dubbi, riportando testimonianze, gridando allo scandalo. A differenza del caso Lewinsky, che aveva visto Hillary in prima linea al fianco del marito, questa volta nemmeno la moglie del presidente accorre a difenderlo, anzi proprio dalla consorte nasce la critica che dà il via allo scandalo.

Ciononostante, nel bel mezzo di un’inedita campagna denigratoria, il giudizio degli elettori è stabile rispetto al grande successo delle elezioni politiche dell’anno precedente.

Perché, dunque, non è accaduto quello che molti prevedevano e altrettanti auspicavano? Perché un esponente politico vicino al mondo cattolico non ha perso voti nonostante il tam tam mediatico su scala globale?


Le ragioni sono varie ma la principale riguarda una caratteristica generale della politica
, che era emersa già con la vicenda Lewinsky. In quel caso Clinton era addirittura uscito dallo scandalo con un consenso superiore a quello che aveva in precedenza. Non che agli elettori statunitensi piacciano i fedifraghi, tutt’altro.

Bisogna invece ricordare il contesto nel quale la vicenda si svolse: nello stesso periodo il presidente aveva tenuto un discorso alla nazione nel corso del quale aveva potuto snocciolare risultati economici lusinghieri.

La conclusione di un noto studio sul caso ipotizza che gli elettori si interessino e giudichino i propri rappresentanti in base a quella che l’autore, il politologo John Zaller, chiama “sostanza politica”, i fatti nudi e crudi, o perlomeno, il loro aspetto dopo la vestizione mediatica.

Se è vero per una nazione tendenzialmente attenta alla condotta morale come gli Stati Uniti, figuriamoci se non lo è in Italia, dove gli affari d’amore – anche quelli extraconiugali – sono sempre stati considerati più un motivo di ammirazione che una colpa, almeno per i personaggi pubblici.

Dunque Berlusconi può dormire sonni tranquilli, non perderà consensi per la storia della minorenne marocchina, ma farebbe bene a stare attento, la vicenda della spazzatura di Napoli potrebbe produrre un risultato che nemmeno uno stuolo di concubine potrebbe mai ottenere: alienare a Berlusconi gran parte di quei consensi che aveva conquistato due anni fa proprio con la promessa di ripulire il capoluogo campano.

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